ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI

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ALBERT EINSTEIN

Le scuole e il problema della pace (1934)

Gli Stati Uniti si trovano nella fortunata condizione di poter insegnare nelle scuole un sano pacifismo e di non dover inculcare nei giovani la mentalità militarista, grazie alla loro posizione geografica e al fatto di non essere esposti ad alcuna minaccia d’aggressione. Ciò nonostante, esiste il pericolo che il problema di una educazione pacifista venga affrontato con insufficiente realismo, sotto l’influsso di spinte emotive. Le buone intenzioni non ci porteranno lontano, senza un’esatta cognizione dei veri nodi del problema.
La gioventù dovrebbe rendersi conto prima di tutto del fatto che, per quanto un’invasione del territorio americano sia oggi improbabile, gli Stati Uniti corrono a ogni istante il pericolo di essere coinvolti nelle controversie internazionali. A dimostrare la necessità di una tale consapevolezza, basterà ricordare la partecipazione dell’America alla guerra mondiale.
La sicurezza degli Stati Uniti, come del resto quella delle altre nazioni, dipende interamente da una soluzione soddisfacente del problema della pace mondiale. Solo così i cittadini di questo Paese potranno ragionevolmente sperare di essere al sicuro dal rischio di un coinvolgimento militare.
Non bisogna lasciar credere ai giovani che la sicurezza sia raggiungibile per mezzo dell’isolamento politico; bisogna, al contrario, interessarli seriamente al problema della pace universale. Soprattutto, i giovani dovrebbero essere messi in condizione di comprendere quale grave responsabilità si assunsero gli uomini politici americani allorché mancarono di appoggiare il lungimirante programma del presidente Wilson alla fine della guerra mondiale e, successivamente, quando ostacolarono l’opera della Società delle Nazioni nella soluzione di quel problema.
Si dovrebbe altresì insistere sul fatto che nessun risultato può derivare da una semplice richiesta di disarmo finché vi saranno potenze disposte a impiegare i metodi del militarismo per rafforzare la loro posizione nel mondo. Andrebbe spiegato il significato di progetti, come quelli proposti dalla Francia, intesi a proteggere le piccole nazioni per mezzo di istituti internazionali.
La sicurezza è raggiungibile solo mediante trattati internazionali che assicurino una difesa collettiva contro l’aggressore. Ma, per quanto necessari, tali trattati non sono di per sé sufficienti. Bisogna compiere un altro passo in avanti. Occorre internazionalizzare i mezzi militari di difesa attraverso uno scambio e una integrazione delle rispettive forze armate, in modo che queste non siano poste a difesa degli interessi di un solo Paese, ma di quelli di tutte le nazioni.
Perché si creino le condizioni di una pace nella sicurezza è indispensabile che su questo, che è un problema vitale, si dia ai giovani una informazione estremamente chiara e realistica. Si dovrà inoltre rafforzare lo spirito di solidarietà internazionale e combattere lo spirito sciovinista, come contrario al progresso e alla pace.
L’insegnamento della storia nelle scuole dovrebbe mirare a illustrare i progressi della civiltà, anziché diffondere i principi dell’imperialismo ed esaltare le gesta militari. Penso che in questo senso si dovrebbe raccomandare caldamente agli studenti la lettura dell’opera di Herbert George Wells.
Anche indirettamente, infine, un contributo non trascurabile potrebbe darlo un insegnamento della geografia e della storia ispirato a comprensione, nutrita di simpatia, per culture diverse dalla nostra, soprattutto quelle dei popoli che vengono comunemente qualificati come primitivi e arretrati.

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