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Negli anfiteatri della Sorbonne o
nelle aule dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales a
Parigi, nella biblioteca del Warburg Institute a Londra o nei
corridoi dell’Institute Advanced Study a Princeton, nella Freie
Universitaet a Berlino o nelle sedi più diverse degli Istituti
Italiani di Cultura quando si parla dell’Avvocato si pensa
immediatamente all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e al
suo presidente, Gerardo Marotta. Nessuna ambiguità, nessuna
possibilità di confusione nei circuiti culturali. Un po’ come
accadeva con l’altro Avvocato nell’universo della finanza e
dell’economia. Ma, nel caso di Marotta, appare evidente che il
riferimento alla sua professione assume un valore secondario: ciò
che conta, nell’esperienza di quasi quattro decenni dedicati
all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, è il suo impegno
quotidiano nel difendere la conoscenza, l’insegnamento, la ricerca.
Non a caso oggi, nel giorno del suo ottantesimo compleanno,
messaggi di affetto e di gratitudine arrivano da tanti Atenei e
Istituti di ricerca, da tanti giovani borsisti, da tanti
intellettuali. E per l’occasione, una delle più prestigiose case
editrici di classici, Les Belles Lettres, ha annunciato un volume in
onore dell’Avvocato, intitolato «Ad vitam non ad horam» - con
interventi di Biagio de Giovanni, Marc Fumaroli, Michèle
Gendreau-Massaloux, Miguel Angel Granada, Charles Hope, Imre Toth –
che sarà presentato nel corso di una cerimonia prevista a palazzo
Serra di Cassano il prossimo dieci novembre.
Fu agli inizi degli anni Settanta che Gerardo Marotta
decise di trasformare la sua dimora di viale Calascione, a Napoli,
in un punto di incontro tra grandi maestri e giovani ricercatori.
Proprio nella sua preziosa biblioteca si tenevano i seminari di
scienziati premi Nobel (Emilio Segrè, Ilya Prigogine, Rita Levi
Montalcini, Sheldon Glashow, Max Perutz) e di tanti professori di
fama internazionale (Eugenio Garin, Giovanni Pugliese Carratelli,
Hans-Georg Gadamer, Norberto Bobbio, Paul Oskar Kristeller, Ernst
Gombrich, Karl Popper, Paul Ricoeur). Napoli, grazie a questi
importanti iniziative, cominciava a ritrovare quella centralità che
più volte nel passato l’aveva vista protagonista della cultura
europea.
C’era bisogno di un progetto ambizioso per smuovere il
Mezzogiorno d’Italia dal suo sonno secolare. E Marotta, armato di
entusiasmo e di amore per la filosofia, non ha esitato a rinunciare
alla sua professione di brillante avvocato, dedicando a questa
impresa tutte le sue energie e le sue risorse economiche. Oggi il
bilancio è impressionante. Basta leggere il rapporto dell’Unesco
sulla stato della filosofia in Europa a firma di Raymond Klibansky
(«L’Istituto ha conquistato una dimensione che non trova termini di
paragone nel mondo») o le dichiarazioni di studiosi del calibro di
Irving Lavin («L’Istituto è cosa unica, non paragonabile a nessun’altra
iniziativa apparentemente analoga») o di Hans-Georg Gadamer
(«L’Istituto è un modello per tutta l’Europa») per rendersene conto.
A differenza delle Università (caratterizzate da una netta
separazione tra discipline e da una paralizzante burocrazia
accademica), l’Istituto si è configurato, sin dall’inizio, come
un’agile palestra aperta alla “nuova alleanza” tra i saperi, al
dialogo tra le scienze della natura e le scienze dell’uomo. Migliaia
di borsisti, animati esclusivamente dal gratuito desiderio di
conoscere, hanno preso parte a seminari organizzati a Napoli, in
piccoli paesi del Mezzogiorno (circa duecento scuole estive di alta
formazione) e in tanti prestigiosi centri di ricerca in Europa,
negli Stati Uniti, in Asia, in Africa.
Anche l’attività editoriale, documentata da tre voluminosi
tomi, copre campi di interesse che vanno dai manoscritti arabi di
Timbuctù alle edizioni critiche (Bruno, Campanella, Vico, Genovesi),
dai papiri di Ercolano alle traduzioni nelle lingue più lontane
(cinese, giapponese, russo) dei grandi pensatori europei, da testi
di fisica a saggi di medicina e di biologia.
Ma c’è di più. In questi anni Marotta ha saputo ascoltare i
giovani, offrendo loro una speranza e un modello pedagogico forte:
solo il faticoso percorso della conoscenza può rafforzare lo spirito
critico e la propria dignità. Jacques Derrida, nel ricordare il
lavoro dell’Istituto, non a caso aveva scritto: «un giorno gli si
darà ragione». Si darà ragione all’Avvocato, al difensore della
cultura e della vita civile contro la violenza e la corruzione
morale, contro gli egoismi e l’indifferenza del presente.
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alla scheda bio-bibliografica di Nuccio Ordine
Vedi anche gli articoli di
Remo
Bodei:
Mecenate
mediterraneo (Il Sole - 24 Ore
del 4/11/'07), Donatella Trotta:
Da
tutto il mondo per gli 80 anni Marotta
(Il Mattino dell' 8/11/'07),
Biagio de Giovanni, Ernesto Paolozzi e
Roberto Fuccillo (la
Repubblica del 10/11/'07), Imre Toth:
Marotta,
il custode della filosofia (Il Mattino
del 10/11/'07), Ernst Nolte:
La faccia dell'Europa,
oltre la politica e Armida Parisi:
Perché non possiamo non
dirci marottiani (Il
Roma del 10/11/'07), Davide Cerbone intervista
Gerardo Marotta (La
Gazzetta dello Sport del 19/11/'07). |