Retoriche dello spazio alle soglie del moderno: pittura, musica, poesia
A cura di Elisa Bacchi e Amalia Salvestrini
Mercoledì 4 novembre, ore 16
Giancarlo Alfano (Università di Napoli Federico II)
Il Tasso, Galilei, la poesia e le arti
Giovedì 5 novembre, ore 10
Claudia Cieri Via (Università di Roma Sapienza)
Nuove spazialità in Tintoretto e nel manierismo
Giovedì 5 novembre, ore 16
Filippo Camerota (Museo Galileo di Firenze)
Prospettiva e anamorfosi a partire da Galileo
Venerdì 6 novembre, ore 10
Carlo Serra (Università della Calabria / Università di Torino)
Estetica, fenomenologia, musica: Monteverdi e lo spazio rappresentativo
Venerdì 6 novembre, ore 16
Claudio Rozzoni (Università degli Studi di Milano)
Estetica, fenomenologia, musica: Spazio e tempo nei fenomeni “vissuti”
Il ciclo di seminari intende indagare la trasformazione del concetto di spazialità tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, momento in cui la riflessione su un nuovo modello di spazialità — fisico, cosmologico e rappresentativo — si configura come baricentro delle teorie e delle pratiche poetiche, pittoriche e musicali. A partire dalle Considerazioni al Tasso di Galileo Galilei, che descrivono la Gerusalemme liberata in termini di uno spazio labirintico e illeggibile, si analizza come la disarmonia tassiana prefiguri una spazialità materica e affettiva, affine al manierismo pittorico e anticipatrice della nuova fisica galileiana. In questa prospettiva, la materia — linguistica, sonora, visiva — assume una legalità intrinseca che la rende luogo di esperienza e di espressione. Il sodalizio tra Tasso e Gesualdo da Venosa e, più tardi, l’opera di Claudio Monteverdi evidenziano come la spazialità si ridefinisca in senso drammaturgico e sonoro, divenendo spazio dell’ascolto e della rappresentazione. L’indagine intende dunque mettere in luce la continuità qualitativa tra la fisica della materia, la teoria musicale e la poetica degli affetti, mostrando come tra la fine del Rinascimento e l’età barocca emerga una nuova concezione dello spazio: non più ordine geometrico irradiato dal divino, ma campo dinamico e percettivo di una rappresentazione che intreccia poesia, pittura e musica.

