Seminari dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Tutte le iniziative, ove non altrimenti specificato, si svolgono nella sede dell'Istituto e sono aperte al pubblico.

26-27 gennaio 2022 | ore 16

L'incontro si terrà in presenza e sulla piattaforma Zoom. Per iscrizioni alla piattaforma Zoom inviare richiesta di adesione all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sarà inoltre possibile seguire il seminario in streaming sul nostro canale YouTube


Laboratorio di arti visive


Empatie

Mercoledì 26
Assonanze e dissonanze
Stefania Zuliani dialoga con Pino Musi

Pino Musi ha da anni messo al centro della sua ricerca fotografica la risonanza, l’empatia appunto, con altre espressioni della comunicazione e dell’arte. E, soprattutto, il ritmo con cui la fotografia va a interagire coi referenti che sceglie. Per questo autore un’immagine riuscita impedisce allo sguardo di pacificarsi, elaborando costantemente un flusso di assonanze e dissonanze. Nel suo recente lavoro, Polyphōnia, gli elementi interni seguono corrispondenze musicali, dove percezione e immagine si fondono per relazione armonica. E per “armonica” non si intende pacificante, perché il dialogo si rivela anche generatore di conflitti. Pino Musi è interessato a una fotografia che è in bilico fra figurazione e trasfigurazione, capace di trattenere e sconfinare al contempo, e che ha la sua origine in un’area di latenza: evocatrice, ma altrettanto sottilmente equivoca, essa cerca dialoghi antagonisti, percorsi di migrazione dei segni, disponendosi a essere messa sotto torchio dall’intelligenza e dall’acutezza dello sguardo dello spettatore, sempre aperto ad “altre” possibili letture. Una fotografia inquieta, quindi, che non trova alibi per attestarsi nella “comfort zone” del riquadro, ma che è disposta a rimettersi in gioco nel dialogo con gli spazi di fruizione.

 

Giovedì 27
Memoria e segni
Stefania Zuliani dialoga con Luciano Romano


La fotografia è presente assoluto, scriveva Germano Celant, e la critica e la filosofia del Novecento hanno provato a inquadrarla e definirla attraverso le complesse relazioni tra i concetti di realtà, verità e immagine. Nella pratica artistica che si serve del medium fotografico rappresentiamo una situazione, un volto, un gesto, riferendoci più o meno consapevolmente ad immagini iconiche possedute nella nostra mente, rendendole in tal modo riconoscibili allo sguardo complice dell’osservatore.
Che traccia lascia dunque in noi la sedimentazione dei segni che nutrono il nostro immaginario? Quanta arte classica, barocca, romantica e contemporanea compone il nostro gusto, quali visioni si annidano nei nostri meccanismi percettivi in modo da influenzare ogni nostra espressione figurativa? Come un’eco che risuona, la memoria fa trasparire le impronte delle esperienze visive attingendo a un mosaico che si ricompone ogni volta in modo sottilmente diverso, facendo emergere indizi che innescano il processo della conoscenza e della creazione. Vengono così alla luce fotografie che lasciano intenzionalmente un varco aperto, immagini che vogliono farsi completare dallo sguardo di chi le osserva.

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