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Diario della crisi

È possibile trovare le parole per esprimere lo smarrimento che proviamo, in questa sospensione del tempo attraversata da vertiginosi cambiamenti? Per dare voce all'esperienza della separazione dai nostri prossimi, che pure ci accomuna a tutti gli abitanti del pianeta? Per restituire le domande che ci poniamo, immersi in una sfera cognitiva dissonante, con la sensazione che ci sveglieremo da questo incubo in un mondo trasformato e da trasformare? Proviamo a trovare insieme queste parole.

Massimiliano Marotta - L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici fondato da Gerardo Marotta. Un crocevia della cultura mondiale.

27 maggio 2020

 

 

Oggi ricorrono quarantacinque anni da quando – come recita lo statuto – “nella sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei, in Roma, il giorno 27 maggio del 1975 alla presenza dell’Ambasciatore Enrico Cerulli, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, della sig.ra Elena Croce, del prof. Pietro Piovani, del prof. Giovanni Pugliese Carratelli e dell’avv. Gerardo Marotta, è stata istituita, con durata illimitata, la Fondazione denominata «Istituto Italiano per gli Studi Filosofici fondato da Gerardo Marotta», con sede legale ed amministrativa a Napoli in viale Calascione n. 7, col proposito di assicurare la salvezza della civiltà dando un impulso vivo e concreto alla formazione delle nuove generazioni attraverso l’incremento degli studi filosofici, umanistici e scientifici, fondato sulla collaborazione della comunità scientifica internazionale”.

Nella consapevolezza della profonda unità che regge la vita della cultura e la vita della storia, intendendo la filosofia come “il proprio tempo appreso con il pensiero”, secondo la definizione di Hegel, l’Istituto ha posto in questi quarantacinque anni di attività la questione dell’unità del sapere e della possibilità di una nuova forma di comunità fondata sulla filosofia e sulla scienza, ha promosso una “nuova alleanza” tra umanesimo e scienze e “ha conquistato una dimensione che non trova termini di paragone nel mondo: organizza corsi dappertutto in Europa, pubblica opere in sei lingue antiche e moderne e contribuisce a fare di Napoli una vera capitale culturale” (dal rapporto dell’unesco sullo stato della filosofia in Europa). Con questo spirito le più grandi personalità del mondo della cultura sono state invitate a Napoli, nelle numerose scuole fondate dall’Istituto nel Mezzogiorno e nelle più prestigiose sedi europee, ad esporre le idee su cui ritengono sia più urgente riflettere e a confrontarsi con un uditorio preparato in parte selezionato e sostenuto da borse di studio dall’Istituto.

Per questo il filosofo e matematico Imre Toth, presenza costante a Palazzo Serra di Cassano fino alla sua scomparsa, riteneva l’Istituto “un punto di irradiazione, il veicolo delle idee dell’Europa, l’unico fòro di tutto il pianeta dove i filosofi di tutti gli orientamenti possano liberamente scambiare le idee”. Un fòro necessariamente mondiale perché è sempre più urgente che il pensiero occidentale si incontri e si confronti con le civiltà dell’India e della Cina, del Medio Oriente, dell’Africa e del Centro e Sud America, per realizzare una sintesi e categorie di pensiero nuove, attraverso le quali potranno svilupparsi una nuova civiltà e un nuovo mondo di valori. Il fine dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è una civiltà per il nuovo millennio; come nell’intenzione del Fondatore, del Direttore storico, Giovanni Pugliese Carratelli e del grande filosofo Hans-Georg Gadamer, che si riteneva integrato in “una cooperazione internazionale sorta per merito dell’Istituto, fondata su contatti culturali per i quali noi tutti lavoriamo nella prospettiva di una nuova comunità spirituale e culturale dell’Europa e del mondo”; Gadamer inoltre si augurava che l’Istituto potesse diventare “un modello per l’Europa, per superare gli ostacoli rappresentati dalla burocratizzazione degli studi in un mondo che minaccia di irrigidirsi nelle proprie istituzioni e ideologie, anche in quella della critica dell’ideologia. Senza iniziative di questo tipo la cultura è perduta perché la burocratizzazione degli studi – come conseguenza della tendenza industriale della nostra epoca – significa la pietrificazione della cultura ed una minaccia alla creatività e alla ricchezza dei rapporti umani”.

Ed è forse proprio la burocratizzazione della cultura europea la causa principale che sta determinando oggi il disfacimento dell’Unione, mentre è sempre più urgente comprendere che la cultura e la ricerca sono il vero motore del processo di integrazione e che fra sviluppo della scienza e integrazione europea esiste un nesso dialettico: da un lato lo sviluppo dell’Europa dipende dallo sviluppo della scienza e non può esistere soluzione ai suoi gravi problemi senza progresso scientifico; dall’altro, il destino delle scienze dipende in maniera decisiva dallo sviluppo istituzionale dell’Europa. Per questo l’Istituto ha organizzato numerosissimi incontri su temi europei in collaborazione con il Parlamento Europeo, il Consiglio d’Europa, la Commissione Europea, il Ministero degli Affari Esteri e con prestigiose istituzioni culturali europee e ha promosso e presentato al Parlamento Europeo e alle Nazioni Unite l’Appello per la Filosofia e l’Appello per la Ricerca umanistica. Appelli che hanno ricevuto l’adesione unanime del mondo della cultura e che furono sottoscritti anche da Samuel R. Insanally, Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,Egon Alfred Klepsch, Presidente del Parlamento Europeo,Antonio La Pergola, Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo,François Mitterrand, Presidente della Repubblica Francese.

Appelli quanto mai attuali: continuiamo ad educare talenti tecnico-pratici e atrofizziamo il genio dell'invenzione filosofica. Ne consegue che vi sono sempre meno persone che comprendono – o sono effettivamente in grado di comprendere – la connessione dei fattori che costituiscono la realtà storica. E invece oggi il mondo ha più che mai bisogno di forze creative. Per stimolare la creatività abbiamo bisogno di una educazione al giudizio e perciò di uomini educati alla filosofia. Ancora una volta ci rivolgiamo a tutti i parlamenti e governi del mondo perché venga confermato e rafforzato, o introdotto a pieno titolo, in tutte le scuole lo studio della filosofia nel suo corso storico e nella sua connessione con le scienze – dal pensiero greco al pensiero delle grandi civiltà orientali fino all'oggi – come indispensabile premessa ad un autentico incontro tra i popoli e le culture e per la fondazione di nuove categorie che superino le contraddizioni attuali e orientino il cammino dell'umanità verso il bene.In questa straordinaria e sconvolgente ora della storia, quando il termine “umanità” comincia ad assumere il significato di “tutti gli uomini”, vi è necessità di un orientamento civile.Vi è necessità della filosofia. Inoltre, nella crisi gravissima, e tuttavia feconda, che l'umanità tutta intera sta attraversando – col rischio di sostituire ai valori etici e storici l'utile individuale, le divisioni aggressive e il bisogno pigro di autorità ordinatrici – occorre ripensare l'Umanesimo. Per Leonardo è valore primario la fatica della mente nella ricerca del vero. Abbiamo appreso dai maestri di ogni tempo e di ogni popolo che nelle ore della confusione si deve ritrovare il fondamento. Perciò facciamo proprio, e lo estendiamo, un pensiero di Rainer Maria Rilke secondo il quale ad ogni svolta storica l'umanità deve interrogare Michelangelo, che Kant ritiene il primo dei moderni.

Noi proponiamo di interrogare l'Umanesimo e domandiamo ai responsabili del governo civile di ogni nazione, e specialmente a quanti nell'Umanesimo riconoscono le proprie radici, di incentivare o di istituire la ricerca umanistica dovunque e in ogni modo possibile, a cominciare dalla scuola. Ma subito, prima che venga smarrito del tutto il senso universale della persona umana e prima che si dissolva la percezione dello spirito e delle sue esigenze. Le nostre radici culturali sono gli anticorpi più importanti in questo momento di disorientamento generale: l'Umanesimo afferma che la persona è identica e progressiva in qualsiasi cultura. Di proprio gli umanisti ritengono che la dignità dell'uomo coincida con la libertà e che, grazie alla razionalità, egli è divino: è imago Dei. In tal senso l'Umanesimo è permanenza di radici, di semi e di costume. È dignità dell'uomo la possibilità di governare la vita e di incidere nella storia, perché contro le forze della Fortuna egli oppone la Virtù operosa, ossia creativa. Dignità dell'uomo è ancora il diritto attivo alla libertà di pensiero, di coscienza e di domanda contro ogni costrizione. L'umanista è perciò alieno dalla gerarchia delle civiltà, perché ritiene che dappertutto e in ogni tempo l'uomo abbia le medesime virtù essenziali. Anzi l'umanista propone l'osmosi di queste virtù, ovvero dei pensieri, delle istituzioni e delle conquiste di ogni cultura, passata e contemporanea. Lo dimostrano le concordanze colte nelle civiltà dell'Egitto, dell'Oriente, del Giudaismo del Cristianesimo, dell'Islam e di ogni altra esperienza umana conosciuta: l'Umanesimo è perciò un crogiuolo. Ed è anche l'idea, espressa anzitutto da Dante, che ciò che non può l'uomo singolo, lo possa la humanitas, ossia il coordinamento, ideale e fattivo, delle capacità umane. Senza questa visione l'umanità sarebbe rimasta sostanzialmente immobile, non sarebbero nate né la poesia né la scienza. E perdendo questa visione la scienza moderna, nata dall'Umanesimo, non sarebbe più strumento di conoscenza e di liberazione, ma scientismo, annientamento dello spirito e quindi dell'etica.

Il destino del pianeta dipende dalla capacità dell’umanità di riconoscersi, di conquistare autocoscienza, di porre come fondamento del proprio sentirsi comunità la scuola pubblica, di rendersi conto che gli insegnanti sono i più importanti magistrati di una nazione, che è diventato indispensabile aggregarsi in stati federali sempre più vasti in cui la ricerca filosofica e storica metta in chiara luce che le differenze tra popoli rappresentano la cultura, la fantasia e la creatività della federazione, le vere ricchezze di una Repubblica.

Abbiamo fede; siamo fermamente convinti che questo percorso sia inevitabile, è solo questione di tempo. Come siamo convinti che l’intelligenza e l’impegno partecipativo dei cittadini di Napoli, città alla quale l’Istituto è indissolubilmente legato, possano determinare una formidabile accelerazione a questa nostra comune rivoluzione spirituale. È il mio auspicio e non è il desiderio di un ingenuo sognatore: Gadamer, decano dell’Istituto, era solito concludere il suo seminario dicendo ai giovani che ogni anno tornava a Napoli, nonostante la sua veneranda età, “perché qui a Napoli anche le pietre trasudano intelligenza”. E da Napoli il messaggio è: si riparte dalla scuola!

 

Massimiliano Marotta

Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

 


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