I periodici dell'Istituto

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La biblioteca dell'Istituto, di cui le collezioni di periodici costituiscono da sempre una componente essenziale, nasce ufficialmente nel 1975. Questo non ha consentito  di disporre, come accaduto in tante biblioteche “storiche”, di un’accumulazione fondata sulla confluenza di fondi librari preesistenti, a parte la biblioteca personale dell’avvocato Gerardo Marotta, già caratterizzati dal punto di vista storico-culturale su cui innescare i propri progetti di sviluppo. Le politiche di incremento hanno di conseguenza avuto come obiettivo la costruzione di un edificio coerente in cui l’offerta documentaria, senza perdere di vista il recupero di tutte le fonti retrospettive disponibili ritenute indispensabili per la ricerca, si saldasse con gli stimoli e gli apporti provenienti dalle attività dell’Istituto.

Non potevano quindi essere assenti testimonianze significative di orientamenti e posizioni, fermenti culturali, esigenze di rinnovamento manifestatesi tra la fine del XVIII e la metà del XVIII secolo.

Tra questi una copia originale de Il monitore di Roma (1798-1799), testimonianza significativa della stampa del triennio giacobino in Italia, in stretto legame con le riproduzioni di raccolte di periodici francesi del periodo rivoluzionario (Le  journal de la liberté de la presse del 1794, Le moniteur universel in parziale riedizione ottocentesca, l'appassionato Le père Duchesne (1790-1794) del cordigliere Jacques-René Hébert). I fermenti e le svolte profonde che agitano l’Europa, in particolare Francia e Germania, sul piano politico-sociale, nella prima metà del XIX secolo, popolano le pagine di periodici come Die Wage (1818-1821), in cui il direttore Carl Ludwig Börne – nome di battaglia di Juda Löb Baruch - convinto sostenitore di un teatro di battaglia politica, profonde tutta la sua vis polemica contro gli spettacoli ipocriti e conformisti della Restaurazione, La balance, revue allemande et française, pubblicata a Parigi nel 1836 dallo stesso Börne, costretto all'esilio dal cancelliere Metternich, la Historisch-politische Zeitschrift (1832-1836), formalmente organo del Ministero degli Esteri prussiano ma quasi interamente articolata sugli scritti dello storico Leopold von Ranke, in quell’epoca  nella sua fase di maggior impegno politico, L’écho de la fabrique, il settimanale degli operai tessili di Lione (1831-1834),  gli Hallische Jarbücher für Deutsche Wissenschaft und Kunst di  Arnold Ruge e  Theodor Echtermeyer, nati nel 1838 tra Halle e Dresda, dal 2 luglio 1841 fino alla soppressione decretata dalla censura nel 1843 Deutsche  Jarbücher für Wissenschaft und Kunst, i Rheinische Jahrbücher zur gesellschaftlichen Reform redatti dal pubblicista Herbert Püttmann, fervido sostenitore e propagandista del “vero socialismo” di Moses Hess e Karl Grün, negli anni 1845-1846 Der Hülferuf der deutschen Jugend e Die junge Generation, in cui si profonde la tenace attività giornalistica di Wilhelm Weitling a sostegno della sua particolare visione di un comunismo cristiano durante il suo soggiorno forzato in Svizzera, dal 1841 al 1842, Der Urwaehler, redatto sempre da Weitling a Berlino nel 1848, tutti in riproduzione. Dal maggio 1798 all’agosto 1800 escono i sei numeri di Athenaeum dei fratelli August Wilhelm e Friedrich Schlegel, di recente, nel 2000, ripubblicati dall’editore Sansoni. Della stessa epoca, ma in originale, l’Istituto possiede una considerevole raccolta dell’Allgemeine Literatur-Zeitung, preziosa rassegna periodica della produzione culturale europea tra fine XVIII e inizi XIX secolo.

Il settore delle collezioni in originale, spesso complete, comprende anche una serie di titoli, tra i più rappresentativi di quell’autentica esplosione di periodici che si registra nella Napoli dell’Ottocento, dagli anni trenta alla seconda metà del secolo, negli ambiti più disparati, dalla divulgazione culturale all’intervento sull’attualità in senso lato. L’eclettico settimanale Poliorama pittoresco, opera periodica atta a spandere in tutte le classi della società utili conoscenze di ogni genere (1836-1859) diretto dal matematico e litografo Filippo Cirelli, con i contributi di Raffaele Liberatore, Mariano D’Ayala, Pasquale Stanislao Mancini, nasce con l’intento di emulare l’omonimo periodico parigino, di cui cerca di imitare anche l’ampio spazio riservato a disegni e incisioni. Nel 1841 il filosofo Stanislao Gatti fonda a Napoli il Museo di letteratura e filosofia, manifestando chiaramente nei suoi interventi, influenzati dagli insegnamenti della scuola hegeliana, la convinzione che la filosofia, “scienza generale delle esistenze”, deve battersi per “l’umanità intera, pe’ suoi bisogni e pe’ suoi dolori, pe’ suoi desideri e per le sue speranze”. Il Gatti sarà costretto dalla censura ad abbandonare anche nel titolo il terreno della filosofia, dando vita nel 1843 ad una nuova serie della rivista, il Museo di scienze e letteratura. Della stessa epoca o di poco successivi il mensile Giornale enciclopedico napoletano (1840-1841), diretto da Pasquale Borrelli con collaboratori come Niccolò Tommaseo, Melchiorre Delfico e di nuovo il Mancini, il primo giornale satirico italiano, L’Arlecchino, giornale comico-politico di tutti i colori fondato nel 1 marzo  1848 da Emanuele Melisurgo e Giuseppe Coppola, chiuso il 16 giugno 1849, Il Lucifero, giornale scientifico, letterario, artistico e industriale, nella cui redazione si ritrovano ancora i nomi di Liberatore e Cirelli, nato nel 1838 e soppresso nel 1848 nonostante la conversione dalle iniziali posizioni giobertiane ad atteggiamenti filomonarchici, la rivista scientifica Giambattista Vico fondata dal liberale conte di Siracusa del 1857; di epoca postunitaria sono Il trovatore, tenace alfiere di un conservatorismo dai toni volutamente “popolari” - a questo scopo la prima serie del giornale, sotto il titolo Lu trovatore, viene interamente redatta in dialetto - e le due fasi del Giornale napoletano di filosofia e lettere. La prima, più alta e combattiva, dodici fascicoli diretti da Bertrando Spaventa, Francesco Fiorentino, Vittorio Imbriani, apertasi significativamente nel 1872 con la recensione di Bertrando Spaventa a La vita di Giordano Bruno di Domenico Berti, si chiude nel dicembre dello stesso anno, la seconda, con il titolo mutato in Giornale napoletano di filosofia e lettere, scienze morali e politiche, copre il decennio dal 1875 al 1885, collocandosi in un’area prevalentemente, ma non esclusivamente, filosofica, e avvalendosi di collaboratori come Francesco De Sanctis e Antonio Labriola, presentando testi programmatici come Idealismo e positivismo del Fiorentino e, in contemporanea con altre riviste filosofiche europee, Il Governo del Cerimoniale e I dati della morale di Herbert Spencer.

Anche il Novecento è rappresentato da periodici che offrono una chiave di lettura privilegiata di correnti e movimenti culturali, orientamenti filosofici e politici che hanno testimoniato e influenzato questo secolo in maniera a volte determinante.

Tra gli altri, senza lacune, l’organo ufficiale della Scuola di Francoforte Zeitschrift für Sozialforschung (1932-1939), e la sua continuazione negli anni dell’emigrazione americana  Studies in philosophy and social science (1939-1941).

Anche se in riproduzione, di notevole valore per la sua rarità e completezza la collezione di periodici pubblicati a cura dell’Istituto Feltrinelli: dalle riviste del movimento cattolico come Cultura sociale (1898-1906) a quelle del movimento operaio italiano e internazionale. Tra le più rappresentative di questa sezione l’organo teorico del Partito operaio socialdemocratico russo Prosvescenie [Educazione] (1911-1917), Die Internationale, Die kommunistische Internationale, La correspondance internationale, organi ufficiali della III Internazionale, le 32 uscite della viennese Kommunismus, attiva dal 1920 al 1921 con l’obiettivo di collegare in una comune e autonoma analisi ed elaborazione teorica diverse correnti e personalità della sinistra comunista occidentale, riviste di orientamento socialista come Politica socialista, pubblicata a Parigi dal 1933 al 1935, e del Partito comunista italiano (Rassegna comunista, Prometeo, Stato operaio).

Per restare in ambito politico, si possono aggiungere ristampe anastatiche come quella della milanese Rivista repubblicana di politica, filosofia, scienze, lettere ed arti, di Arcangelo Ghisleri, pubblicata dal 1878 al 1881, di Kain (1911-1914), Fanal (1926-1931), ambedue indissolubilmente legate alla figura del loro direttore, il poeta anarchico Erich Mühsam, protagonista nel 1919 del movimento dei consigli in Baviera  e ucciso dai nazisti nel 1934, Die Linkskurve, dal 1929 al 1932 veicolo dell’intervento in campo politico e culturale degli intellettuali legati organicamente al Partito comunista tedesco, due riviste dell’emigrazione italiana antifascista, a Bruxelles dal 1931 al 1933 il bimestrale Res publica, revue d’études politiques internationales, diretto da Francesco Luigi Ferrari, che vede tra i suoi protagonisti Gaetano Salvemini e si pone la finalità di “esaminare i caratteri distintivi dei regimi insediati in Europa dopo la guerra; cogliere il significato universale dei movimenti politici contemporanei; dirigere le correnti vitali del pensiero verso il rinnovamento delle idee e delle istituzioni”, a Parigi i Quaderni di giustizia e libertà, all’interno dei quali, dal 1932 al 1935,  lo stesso Salvemini, Luigi Salvatorelli (Pens.), Guido De Ruggiero, Carlo Levi (Gai, E. Bianchi), Silvio Trentin, Carlo Rosselli (Curzio), Emilio Lussu (Tirreno), Aldo Garosci, Andrea Caffi (Onofrio), Nicola Chiaromonte (Sincero, Gualtiero) costituiscono in gran parte un primo nucleo intellettuale e politico che anticipa quello che sarà, a partire dal 1942, il Partito d’Azione (in biblioteca sono presenti anche i sette numeri della serie Nuovi quaderni di “Giustizia e Libertà”, pubblicati dal 1944 al 1946).

Nel dopoguerra lo scontro, il dibattito ideologico, all’interno della sinistra e nei confronti di altre componenti politiche è testimoniato in maniera significativa dai numeri di Rinascita(1944-1991), fondato da Palmiro Togliatti, organo teorico del Partito comunista italiano, di Problemi del socialismo di Lelio Basso (1958-1991), L’astrolabio di Ferruccio Parri (1963-1984), le Cronache meridionali dirette da  Amendola, De Martino, Napolitano (1954-1964), Nuova rivista internazionale (1965-1991), Politica ed economia (1957-1996).

In Francia, sul terreno della fedeltà al marxismo, della sua vitalità di pensiero-guida, dell’analisi delle sue realizzazioni sociopolitiche, si pongono La pensée (1939-), La nouvelle critique (1948-1980), mentre Partisans (1961-1972), diretta dall’editore militante francese François Maspero, dedica una particolare attenzione ai movimenti di emancipazione nelle aree extraeuropee – ma vi pubblicherà anche i suoi primi testi lo scrittore Georges Perec – e Socialisme ou barbarie (1949-1965)1 assume con determinazione l’impegno di costituire un riferimento per un’area critica, in aperta rottura con lo stalinismo dominante in quegli anni.

Sempre dalla Francia, tutto il pubblicato dei Cahiers pour l’analyse2 (1966-1969) del Cercle d’Épistémologie creato da Jacques Lacan all’interno della École Normale Supérieure e della Nouvelle revue de psychanalyse (1970-1994) di Jean-Bertrand Pontalis, in campo letterario L’infini (1983-) e la sua antenata diretta Tel-Quel (1960-1982), dominate dalla personalità del fondatore, lo scrittore Philippe Sollers e la più recente Poétique (1970-). In quegli anni, tra 1975 e 1981, Jacques Rancière, Jean Bourrel, Geneviève Fraisse si interrogano nelle pagine di Les révoltes logiques, all’insegna di una citazione estratta dal poema Démocratie di Arthur Rimbaud, sulla possibilità e urgenza di costituire una memoria popolare fondata sulle forme e le testimonianze autentiche delle rivolte operaie. Più strettamente ancorate a tematiche di carattere filosofico e sempre in collezione integrale, la già citata Revue de philosophie (1900-1939), con la quale Émile Peillaube intendeva riaffermare nell’età contemporanea gli insegnamenti tomistici, gli Jarbücher der Philosophie (1913-1927) diretti da Max Frischeisen-Köhler e poi da Willy Moog, mentre nei Philosophische Studien (1881-1920) il fondatore e curatore Wilhelm Wundt sviluppa le sue teorie che individuano l’anello di congiunzione tra scienze naturali e filosofia nella psicologia sperimentale, Studium generale, coordinata da un collettivo che vede emergere i nomi di Karl Jaspers e Helmut Kuhn, vede sulle sue pagine studiosi di diversi orientamenti e aree culturali, come Kerény, Bonhoeffer, Mitscherlich, Toynbee, Kosellek, Curtius.

In Italia nel 1907 nasce, fondata dal filosofo Eugenio Rignano, Federigo Enriques, G. Bruni, A. Dionisi, A. Giardina e Paolo Bonetti, Scientia (dal 1907 al 1915 Rivista della scienza), con l’intento di “fare opera di filosofia scientifica”, obiettivo perseguito con coerenza soprattutto nella prima serie, fino agli anni '40. La direzione è stata affidata nel tempo a matematici come Federico Enriques, Gaetano Scorza, filosofi come Guido De Ruggiero, Levi Della Vida, Ludovico Geymonat, scienziati come Giuseppe Montalenti, Edoardo Amaldi. Sempre in una visione di dialogo tra filosofia e altre discipline, in primo luogo le scienze, negli anni ’60 il filosofo Franco Lombardi fonda e dirige De homine (1962-1976). Tra le riviste italiane in corso, posseduta integralmente, dall'inizio delle pubblicazioni, la Rivista di filosofia, è la più antica tra le pubblicazioni del genere ancora viventi in Italia (1909-), nel dopoguerra vedono la luce la Rivista di storia della filosofia (1946-), apparsa come Rivista critica di storia della filosofia dal 1950 al 1983, Aut-Aut, titolo dal sapore kierkegaardiano risalente al 1951 fondato e a lungo diretto da Enzo Paci con un orientamento relazionistico, dove appaiono scritti di esponenti di diversi settori culturali, come Gillo Dorfles, Nicola Abbagnano, Luciano Anceschi, Ludovico Geymonat, Mario Praz, C.A. Viano, Ferruccio Rossi Landi  e Rinascimento (1950-), organo dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento. Altre prestigiose riviste italiane di filosofia di carattere generale il Giornale critico della filosofia italiana, fondato nel 1920 da Giovanni Gentile, che lo ha diretto fino alla sua morte nel 1944, posseduto quasi per intero, e Filosofia, fondata e a lungo diretta da Augusto Guzzo, dal 1981 “voce della Biblioteca Filosofica di Torino, della Fondazione Luisa Guzzo e dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici". Tra le riviste italiane di filosofia estinte, oltre alla già citata De homine, le due serie La critica (1903-1944) e I quaderni della critica (1945-1951) di Benedetto Croce, Logos, emula dell'omonimo periodico tedesco, fondata a Perugia da Bernardino Varisco e Alessandro Bonucci nel 1920, attiva con alcune interruzioni fino al 1943, Studi filosofici (1940-1949), fondata e diretta da Antonio Banfi con l'intento di “contribuire all'opera di restaurazione e di universalizzazione del carattere strettamente scientifico della filosofia”.

Sul piano più strettamente culturale, letterario e artistico in genere, collezioni quasi sempre integrali documentano fedelmente il clima di forte tensione al rinnovamento culturale in Italia negli anni che seguono la seconda guerra mondiale: le riproduzioni de Il nuovo Risorgimento (1944-1946) e di Officina (1955-1959), cui si aggiungono in originale Società (1945-1961), la serie indipendente de Il contemporaneo (1954-1964), due creature di Elio Vittorini, Il politecnico (1945-1947) e Il menabò di letteratura (1959-1967), diretta con Italo Calvino, due testimonianze del clima sperimentale prodotto delle avanguardie artistiche e letterarie degli anni ‘60 e ‘70 come Marcatré (1963-1969) e Carte segrete (1967-1980). Una fervida attività editoriale e culturale, espressione di un connubio unico instauratosi a partire dal secondo dopoguerra ad Ivrea, sotto l'impulso di Olivetti, tra imprenditoria illuminata e cultura vive nelle pagine di Comunità (1946-) e Sele Arte (1952-1966) di Carlo Ludovico Ragghianti. Sempre negli stessi anni, Angelus novus (1964-1974), in cui svilupperanno le loro riflessioni su letteratura e filosofia tra gli altri Massimo Cacciari, Cesare De Michelis, Arcangelo Leone De Castris, nel 1967 nasce Problemi, diretta dallo storico della letteratura Giuseppe Petronio fino al 2001, successivamente La nuova rivista europea (1977-1985) di Giancarlo Vigorelli,  mentre Alfabeta, nata nel 1979 da un’idea di Nanni Balestrini, sottopone ad un'affilata critica militante fino al 1988, anno della fine delle pubblicazioni, la produzione culturale di quegli anni, con l’apporto redazionale fra gli altri di Eco, Porta, Corti, Volponi, Leonetti, Ferraris. Di impostazione più specialistica nelle rispettive discipline Riforma della scuola (1955-1992) di Lucio Lombardo Radice, Cinema nuovo (1952-1996) di Guido Aristarco, Critica storica (1962-1991) di Armando Saitta.

La fine della seconda guerra mondiale segna un’epoca favorevole all’avvio o al rilancio di riviste destinate a candidarsi come spazi di riflessione, discussione, intervento, sulle più diverse tematiche provenienti dalla realtà circostante. In area francese una delle più autorevoli, giunta a più di settanta anni di vita, è Esprit, fondata da Emmanuel Mounier nel 1932, tuttora in corso.

Le battaglie politiche e culturali affrontate da Esprit spesso coincidono, sia pure affrontate con un diverso retroterra filosofico, con quelle che sono al centro delle uscite di Les temps modernes (1945-), fondata e diretta fino alla loro morte da Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir.

In Germania già dagli anni ’50 il mondo letterario trova un suo riferimento nella rivista Akzente, nata a Monaco nel 1954 ad opera di Walter Höllerer e Hans Bender. I numeri della rivista, tutti sugli scaffali dell'Istituto, costituiscono una mappa delle nuove generazioni di scrittori, soprattutto tedeschi, impegnati nella rifondazione di un nuovo corso della letteratura, dopo i traumi del nazismo. La rivista ospita prevalentemente saggi sulla letteratura e arte in genere (nei primi anni sono spesso presenti Adorno, Benjamin) e testi poetici o di narrativa. In anni più recenti ha assunto un carattere strettamente monografico. Tra i collaboratori nel primo decennio di vita anche il poeta e saggista Hans Magnus Enzensberger, futuro fondatore nel 1965 di Kursbuch.

In altri settori disciplinari, come l’economia o la sociologia, la serie dell’ISMÉA, Institut de Sciences Mathématiques Appliquées, Économies et sociétés, originata dai Cahiers de l’ISÉA (1957-), i  Cahiers Vilfredo Pareto, nati nel 1963 (ora, dal 1972, Revue européenne des sciences sociales),  L’homme et la société (1966-), La critica sociologica (1967-), Inchiesta (1971-),  per la letteratura Poétique (1970-), nel settore del diritto, delle scienze politiche in genere Politica del diritto (1970-), Politica internazionale (1969-). Le radici, non solo filosofiche, delle grandi civiltà classiche sono evocate, analizzate e discusse in titoli posseduti integralmente come Classica et mediaevalia (1938-) della Societas Danica Indagationis Antiquitatis et Mediiaevi o nelle italiane La parola del passato (1946-), Elenchos (1980-). La filosofia antica, greca e romana, è argomento centrale dal 1955 in Phronesis, posseduta dal 1976.

Sul piano internazionale le riviste correnti, molte sono quelle, e non solo di carattere filosofico, possedute dal primo anno di pubblicazione, come i coetanei Hegel-Studien diretti da Friedhelm Nicolin e Otto Pöggeler (1972-) e Nietzsche-Studien (1972-) fondati da Mazzino Montinari con Wolfgang Müller-Lauter e Heinz Wenzel, seguiti dopo poco dalla Allgemeine Zeitschrift für Philosophie (1976-), preceduta, nel 1953, dalla Deutsche Zeitschrift für Philosophie (1953-), fino all’unificazione pubblicata nella Germania Orientale, utilissimo approccio alle linee guida che hanno egemonizzato la ricerca filosofica in tutta l’Europa Orientale. L’Istituto conserva nella sua biblioteca al completo, oltre le già citate International philosophical quarterly(1961-), prodotto della collaborazione tra la Fordham University di New York e le Facultés Universitaires di Notre Dame de la Paix di Namur. Nel 1897 Hans Waihinger fonda Kant-Studien, organo ufficiale della Kant-Gesellschaft dal 1904, aprendo una lunga storia interrotta solo dal 1937 al 1942 e dal 1945 al 1953; dal 1906 al 1937 alla rivista si sono affiancate le monografie della serie Erganzungshefte. Archives de philosophie, creata dai Gesuiti nel 1923 sulla base di una rigida fedeltà programmatica alla “philosophia perennis” di S. Tommaso, proseguono le loro uscite trimestrali con articoli di approfondimento e dibattito, mantenendo l'impegno assunto nel primo editoriale di dare ampio spazio all' informazione bibliografica su vari temi e filosofi con la pubblicazione regolare di bollettini di aggiornamento. Altre riviste correnti, pur se incomplete per l’assenza delle prime annate, contribuiscono a rappresentare in maniera molto ampia specializzazioni, scuole nazionali e internazionali di ambito filosofico. Da quelle di carattere generale come  la monografica Revue internationale de la philosophie, la russa Voprosi filosofii, l’ungherese Magyar filozofiai szemle, la cecoslovacca Filosoficky Casopis, le israeliane Iyyun e Philosophia, la tedesca Philosophische Rundschau di Hans Georg Gadamer e Helmut Kuhn, gli Études philosophiques di Gaston Berger e quella Revue de métaphysique et de morale cui Xavier Léon e Elie Halévy assegnavano nel 1893 il difficile compito di ripristinare il ruolo centrale della ragione “in un momento in cui la ragione è debole, ...vacillante come non mai”.

L’estetica e le discipline collegate ispirano l’attività di riviste come il British journal of aesthetics, organo della British Society of Aesthetics, il Journal of aesthetics and art criticism, pubblicato dalla American Society of Aesthetics, la Rivista di estetica, tutte con scarsissime lacune. La logica, la filosofia della scienza sono campo privilegiato per Synthese, Studia logica, voce della tradizione logica polacca dal 1953, il Journal of symbolic logic  della Association of Symbolic Logic, considerata la prima rivista (nasce nel 1936) dedicata in esclusiva alla logica simbolica, l’organo dell’americana Philosophy of Science Association Philosophy of science, le inglesi Analysis, sulla cui genesi nel 1933 e storia successiva hanno avuto notevole influenza personalità come G. E. Moore, Bertrand Russell e Ludwig Wittgenstein, con i successivi contributi di Rudolf Carnap e Moritz Schlick del Circolo di Vienna, e British journal for the philosophy of science della British Society for the Philosophy of Science. Gli studi di carattere fenomenologico, ispirati più o meno direttamente dagli insegnamenti di Edmund Husserl, sono coltivati da riviste come gli Analecta husserliana del World Institute of Phenomenological Research and Learning,  la belga Études phénomenologiques e la tedesca Phänomenologische Forschungen. Nel 1940 la International Phenomenological Society, fondata l'anno precedente, un anno dopo la morte di Husserl, promuove con Philosophy and phenomenological research il proprio organo ufficiale, in continuità diretta con lo Jahrbuch für Philosophie und phänomenologische Forschung fondato dallo stesso Husserl nel 1916. Di nuovo in campo sociologico, ad integrare i titoli già citati, la rivista della Scandinavian Sociological Association Acta sociologica, le tedesche Kölner Zeitschrift  für Soziologie und Sozialpsychologie, Kyklos.

In campo nazionale, oltre quelle già citate, molte riviste concorrono a coprire le più significative intersezioni culturali, con la loro autorevolezza riconosciuta e con l’ampiezza della loro produzione, totalmente o in larga parte presente in biblioteca:  Critica marxista, Il ponte, Testimonianze, Il mulino, Belfagor, Studi storici, Relazioni internazionali, Filmcritica, Strumenti critici, Nuova corrente, L’immagine riflessa, Nuova antologia, Civiltà cattolica, Biblioteca della libertà, Physis, Nuncius con la sua serie precedente Annali dell’Istituto e Museo di storia della scienza, Sapere.

La particolare categoria di periodici dedicati totalmente o prevalentemente all’aggiornamento bibliografico in ambito filosofico comprende la raccolta completa della Bibliographie de la philosophie, il Répertoire bibliographique de la philosophie curato dall’Université Catholique de Louvain, l’inglese Philosophical books, la tedesca Philosophischer Literaturanzeiger, l’italiana Bibliografia filosofica italiana.

Accanto ai periodici in senso stretto, questa parte della biblioteca ospita anche alcune prestigiose collane di studi monografici, come i Boston studies in the philosophy of science, Archives internationales d’histoire des idées, Philosophia antiqua.

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