Dall’inizio degli anni Ottanta dello scorso secolo, in coincidenza con la minaccia sempre più pervasiva di forme di vita alienata, è ritornato prepotentemente il tema già classico della cura di sé: si pensi alla nascita di diverse forme di consulenza filosofica o agli ultimi corsi di Michel Foucault. Un sé che si è rivelato alla riflessione filosofica trama complessa e intricata di relazioni più o meno vulnerabili, di conflitti, di prospettive molteplici ed interconnesse. Le emozioni, da lungo tempo relegate ai margini della razionalità occidentale, riemergono oggi come strutture portanti della soggettività, con le loro risorse – su di esse si fonda la possibilità di una conoscenza non separata dalla vita, di un’intelligenza situata nel corpo, di un’etica dell’ascolto e dell’alterità – e i loro rischi – sulle emozioni si basano le pulsioni gregarie e aggressive, che minacciano la vita sociale. Riflettere oggi sulla intelligenza delle emozioni, in un momento storico che vede delegate all’intelligenza artificiale molte delle funzioni che fino a poco tempo fa abbiamo ritenuto essere esclusive della specie umana, significa valorizzare il riconoscimento della vulnerabilità, la cura di sé e degli altri, la relazionalità, quali valori fondanti di una forma di vita autenticamente umana. In questo scenario, la Scuola del Salento vuole offrire una riflessione sul senso della formazione del sé come processo in fieri, che si configura nel tempo attraverso le esperienze, le relazioni, i luoghi e le pratiche informali e formali di socializzazione ed educazione.