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Il principio di piacere

Autore: Gustav Theodor Fechner
A cura di Franco De Vincenzis
Traduzione di Franco De Vincenzis e Marta Rosso

ISBN 978-88-7723-270-0
Pagine: 160
Anno: 2026
Formato: 15 x 21 cm
Collana: Saggi, 20
Supporto: libro cartaceo

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L’opera che qui si presenta in prima traduzione italiana comprende il saggio Il sommo bene del 1846 e l’articolo Il principio di piacere nell’azione del 1848. Massimo piacere, bene supremo, “sommo” bene perché posto alla “sommità”, in cima, sono espressioni che ritornano più volte in questi testi di Fechner a significare che bisogna innalzare lo sguardo per contemplare il volto lucente dell’etica (una donna alta con una veste scura) e non mirare in basso alle pieghe del vestito, che rappresentano, al contrario, le regole coercitive. Il riferimento costante da un lato alla sommità e alla luce adamantina, tipiche della “visione diurna”, e dall’altro al sottosuolo scuro e ombroso, da perlustrare con gli strumenti della “visione notturna”, anticipa il corso di pensieri che Freud andrà elaborando verso una “psicologia del profondo”. Tra il viso e gli ultimi risvolti del vestito (della donna alta, immagine dell’etica) non vi è soluzione di continuità, non vi sono cesure, così come non ci sono cesure nel continuum dell’universo permeato dal principio di piacere. Tutto sta nel seguire uno dei due metodi: dall’esterno verso l’interno (via notturna) o dall’interno verso l’universale (via diurna). Il punto di approdo è lo stesso, benché l’intelletto, procedendo per analogiam, non possa oltrepassare i suoi limiti. Per questo il principio di piacere che anima il regno dei viventi resta insondabile.

Gustav Theodor Fechner (1801- 1887) fu un filosofo, fisico e psicologo tedesco, noto per aver fondato la psicofisica, disciplina volta a indagare quantitativamente il rapporto tra lo stimolo fisico e la sensazione psichica, alla quale contribuì con la formulazione della legge, detta di Weber-Fechner, secondo cui l’intensità della sensazione cresce in proporzione logaritmica rispetto all’intensità dello stimolo. Dopo un lungo periodo di quasi cecità e una forte crisi, si allontanò dal puro sperimentalismo fisico per cercare un ponte tra natura e spirito, mondo materiale e vita psichica. Tra le opere principali ricordiamo: Il libretto della vita dopo la morte (1836), Nanna o l’anima delle piante (1848), Zend-Avesta (1851), Elementi di psicofisica (1860).

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