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Ernst H. Gombrich - "Aspetti della caricatura: storia e teoria" (2/5)

Seconda lezione
Napoli, 8 aprile 1988

La satira politica

Se lo storico considera gli eventi del passato nella loro mutevolezza, il teorico si sforza di ricavarne l’elemento costante. È in questa prospettiva che la storia della caricatura si presenta, al di là delle singole occorrenze, come il continuum di una sopravvivenza di formule simboliche tramandate – spesso in modo sorprendente – di generazione in generazione.
Esemplari, in tal senso, le miniature del Liber ad honorem Augusto (1190-94) di Pietro da Eboli, forse il più antico florilegio d’illustrazioni a servizio della polemica politica. Gli schemi illustrativi utilizzati per “caricare” la disfatta di Tancredi di Altavilla ricorreranno nelle illustrazioni satiriche di Giorgio III d’Inghilterra, Alexander Pope, Luigi Filippo I di Francia, Adenauer e Nixon. È il caso, ad esempio, dello schema del cadere da cavallo per indicare la disfatta, dell’aspetto scimmiesco per le deformità corporee, delle formule del Giano bifronte o della ruota della Fortuna.
La storia della caricatura risulta così paradigmatica per l’intera storia dell’arte: ciò che in essa conta non sono le presunte intenzioni dell’artista, ma l’appartenenza delle tecniche e delle rappresentazioni a una tradizione di modelli e formule simboliche acquisite e imitate. Più di ogni altra forma, infatti, la caricatura si riferisce costantemente al sostrato di formule retoriche, credenze morali e superstizioni, che l’artista ha il compito di figurare.
Si scopre così nella caricatura la traccia del legame fondamentale che stringe linguaggio e immagine: se fin dal mondo greco-romano i concetti astratti necessitano di essere personificati, la personificazione caricaturale dista da quella allegorica per l’uso circostanziale della figura retorica. La persona comica deve cioè sempre essere calata in un contesto ben determinato, il più possibile aderente al quotidiano.
Di qui il paradosso centrale della caricatura: quanto più si tenta di smascherare il pregiudizio e lo stereotipo che si cela dietro la sua vittima, tanto più si necessita di esaltare e conferire oggettività alla natura degli stereotipi e dei pregiudizi. Tutt’altro che belligerante, la caricatura nasconde un carattere bonario e indulgente.

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