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Ernst H. Gombrich - "Aspetti della caricatura: storia e teoria" (5/5)

Quinta lezione
Napoli, 15 aprile 1988

Il trionfo della licenza

Se l’arte è mimesi della natura, la caricatura, in quanto deviazione dall’apparire immediato di quella, necessita fin da sempre di una speciale licenza. Nella teoria dell’arte, questa licenza ha trovato dal Rinascimento in poi le proprie radici nella metafisica neoplatonica. Il caricaturista allora non devia semplicemente dalla natura, ma ne coglie una dynamis o una verità più profonda, al di là delle apparenze: «il fare un ritrattino carico – scrive il Carracci – non era altro che essere ottimo conoscitore dell’intentione della natura […] il valoroso artefice, che sà alla natura porgere aiuto, rappresenta quell’alteratione assai più espressamente, e pone avanti à gli occhi de’ riguardanti il ritrattino carico». 
Così, l’autolegittimazione del caricare o caricaturare si tramanda sottotraccia sino ai nostri giorni (G. A. Aurier poté non a caso definire Gauguin un Platon plastiquement interpreté par un sauvage). E persino l’idea romantica di ribellione ai canoni del bello si rivela epifenomeno dell’idea vagamente platonica dell’artista che vede – che ìdea – oltre le apparenze.
Al tramonto del XIX secolo, la licenza dell’arte trionfa sul proprio decoro. Il placet divora ogni ritegno. I generi si fluidificano, comico e tragico si dissolvono e confondono nel paradosso e nel non senso (esemplari le opere di Picasso e Klee). Tutt’altro che accidentale, ai fini di tale trionfo collaborò in modo decisivo la storia della caricatura.

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