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Luigi Pareyson - "Filosofia della libertà" (3/4)

Terza lezione
Napoli, 29 aprile 1988

Libertà e scelta

Dopo aver delineato la libertà come inizio assoluto, Pareyson intende prospettare l’originarietà della scelta quale principio fondamentale dell’ontologia della libertà. L’atto della libertà è insieme potere di originazione e duplicità indivisibile, ambiguità di positività e negatività. In ogni momento la libertà è inizio; in quanto atto di auto-posizione, sempre in lotta con se stesso, essa non può mostrarsi se non come scelta. La libertà può infatti affermarsi e, uscendo dal non-essere, realizzarsi, ma può anche negarsi e, rientrando nel nulla, distruggersi. Questa duplicità, quest’ambiguità della libertà, viene descritta come «conflitto», «contrasto» e «contraddizione». Tra l’essere e il non-essere non vi è che la libertà: l’atto della libertà è, dunque, esso stesso, l’essere dell’alternativa. La libertà è in tal senso (in quanto sempre in atto e mai in potenza) inizio e scelta. Eppure, tale costitutiva duplicità non può che ascendere a un processo storico. Nella storia la libertà si compie infatti nelle forme della libertà divina e della libertà umana, cioè, rispettivamente, come scelta del bene e del male. In modo tale però che l’una esige sempre la possibilità dell’altra, così da designare l’esercizio di un’unica libertà in atto. Il momento positivo acquista con ciò priorità ontologica e il negativo si scopre una trasgressione della positività. Esemplare in questo atto assoluto di libertà e pura scelta (che precede ogni bene e male) – «indeducibile inspiegabile imprevedibile indimostrabile» – il racconto biblico della Genesi. Pareyson si sofferma infine sul problema del male in Dio, istituito come possibilità nell’atto stesso in cui è vinto. Il male e il nulla, nati irrevocabilmente vinti nella definitività dell’esistenza di Dio, sono infatti presenti, con questa stessa irrevocabilità, come possibilità. Un’ombra, un aspetto opaco, s’insinua nell’abissalità insondabile della divinità, andando così a ridisegnare, in maniera complementare, l’atteggiamento – la hybris – dell’uomo nei confronti del Dio.

  • Sossio Giametta, I pazzi di Dio (Croce, Heidegger, Schopenhauer, Nietzsche e altri), La Città del Sole, Napoli 2002
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